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Il tonfo di Marassi non è un incidente: la media punti di Spalletti dice tutto

Azione offensiva del Genoa contro la Juventus con il portiere bianconero in tuffo durante una partita di Serie A.

Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2026.

Le sconfitte brutte si riconoscono da una cosa sola: non servono a spiegare niente di nuovo. Quando una squadra perde male e il tifoso, invece di arrabbiarsi, annuisce, significa che il risultato ha solo confermato quello che già sapeva.

Il 2-0 del Genoa alla Juventus appartiene a questa categoria. Non è una partita che ha cambiato un giudizio, è una partita che ha chiuso una discussione.

E la discussione, a questo punto, riguarda l’allenatore.

In breve

  • Genoa-Juventus 2-0, nona giornata, stadio Ferraris.
  • 12′ Ehizibue, con deviazione di Cambiaso. 28′ Baldanzi. Entrambi nel primo tempo.
  • Terza sconfitta in campionato in nove giornate, seconda nelle ultime tre partite.
  • Juventus ottava a 14 punti, a undici punti dalla capolista Lazio.
  • Media punti di Spalletti alla Juve in Serie A: 1,81. Quest’anno: 1,56.

La media punti di Spalletti alla Juve è il numero che conta

Chi stasera cerca “spalletti juve media punti” non cerca una tabella. Cerca una risposta a una domanda precisa, che è se questo allenatore stia facendo meglio o peggio di quelli che la Juventus ha licenziato.

La risposta, purtroppo per lui, è disponibile. Secondo i dati raccolti da Sky Sport, la Juventus di Spalletti viaggia in Serie A a 1,81 punti a partita: 65 punti in 36 gare, 18 vittorie, 11 pareggi, 7 sconfitte. È il dato aggiornato a prima delle ultime due giornate.

Messo in fila con gli allenatori bianconeri dell’ultimo quindicennio, quel numero sta in fondo.

AllenatoreMedia punti in Serie A
Antonio Conte2,39
Massimiliano Allegri2,20
Maurizio Sarri2,18
Andrea Pirlo2,05
Luciano Spalletti1,81
Thiago Motta1,79

La riga che dovrebbe preoccupare la dirigenza è l’ultima. Thiago Motta è stato esonerato dalla Juventus con 52 punti in 29 partite, cioè con una media di due centesimi inferiore a quella dell’allenatore attuale. Se quella media era un motivo di licenziamento diciotto mesi fa, non si capisce in base a quale criterio oggi sia un motivo di fiducia.

C’è poi il dato della stagione in corso, che è peggiore di tutti: 14 punti in nove giornate, cioè 1,56 a partita. Una media da ottavo posto, che è esattamente la posizione occupata in classifica. Il campionato, in questo, è spietatamente coerente.

Due gol in ventotto minuti, poi il nulla

Qui non si fa cronaca, perché la cronaca di Genoa-Juventus la trovate ovunque e alle undici di sera è già scritta. Ma due dettagli del 2-0 raccontano la squadra meglio di qualsiasi pagella.

Il primo gol arriva al 12′, firmato Ehizibue, con una deviazione di Cambiaso che beffa Vicario. Il secondo al 28′, con Baldanzi, dopo un errore in copertura di Kalulu, come ricostruisce Adnkronos. Due reti su due in meno di mezz’ora, entrambe nate da un errore bianconero, nessuna da una giocata irresistibile del Genoa.

Il secondo dettaglio è quello che fa più rumore: nei successivi sessanta minuti la Juventus ha prodotto una traversa di Koopmeiners su calcio di punizione, con la goal line technology a confermare il non gol. Una traversa su punizione, cioè la cosa meno ripetibile che esista nel calcio, come unico argomento offensivo di un’ora di gioco.

Non è mancata la rabbia. Dalla panchina, raccontano le cronache della serata, Spalletti ha urlato per tutta la ripresa. Il problema è che quella rabbia non è mai arrivata in campo, e un allenatore che urla senza essere seguito è una fotografia di cui bisogna parlare.

Il Genoa di Daniele De Rossi, da parte sua, ha fatto una partita semplice e perfetta: ha aspettato gli errori e li ha puniti. Con questi tre punti sale a 10 e passa tredicesimo, dopo essere entrato in campo da sedicesimo con 7 punti, come riporta la classifica aggiornata. Non ha scoperto niente di nuovo neanche lui: ha solo capito prima degli altri che a questa Juventus basta un errore per cadere.

L’emergenza esiste, e non basta

Va detto, perché sarebbe disonesto non dirlo: Spalletti è arrivato a Marassi senza mezza squadra. Assenti Yildiz, Thuram, Locatelli, Conceicao, Nico Gonzalez, Celik, Grabara ed Ekhator, con tre ragazzi convocati dalla NextGen per completare la lista, come certificato dai convocati ufficiali. Chiunque perderebbe qualche punto in queste condizioni.

L’alibi però regge per una partita, non per una stagione. E nove giornate sono una stagione avviata.

Perché il 19 ottobre, nove giorni prima di Marassi, la Juventus ha perso 0-3 in casa con la Lazio. Non era un’emergenza di quel tipo, e il risultato è stato peggiore: prima sconfitta interna con tre gol di scarto contro i biancocelesti dal 4-1 dell’Olimpico del marzo 2001. In panchina, quel giorno, Spalletti era squalificato, e al suo posto sedeva Domenichini.

Soprattutto: c’è il mercato. Questa Juventus ha investito circa novanta milioni di impegni complessivi nel reparto offensivo fra il riscatto di Kolo Muani e l’obbligo su Openda, lasciando partire Vlahovic a parametro zero. Una squadra costruita così non può usare l’infermeria come spiegazione strutturale, perché la profondità della rosa era precisamente la cosa che quei soldi dovevano comprare. Il problema del gol, del resto, lo avevamo già raccontato a settembre parlando del rendimento del centravanti e dei gol che arrivavano solo dalla panchina.

Ed è anche interessante notare dove questa squadra funziona. Il 15 ottobre la Juventus ha vinto 1-2 a Vigo in Europa League, con il gol decisivo di Kolo Muani di testa al 92′, restando a punteggio pieno dopo le prime due partite della fase campionato. Il giovedì europeo tiene, la domenica italiana no. Quando una squadra rende in modo così diverso in due competizioni, la variabile non è la qualità dei giocatori.

“Parte bassa della classifica”: che cosa dice davvero la tabella

Qui serve precisione, perché la parola crisi si gonfia in fretta.

La Juventus non è nella parte bassa della classifica. È ottava su venti squadre, quindi tecnicamente nella metà superiore, con 14 punti e una posizione che in qualsiasi altro club italiano verrebbe considerata nella norma a fine ottobre.

Il punto è che il numero da guardare non è la posizione, è il distacco: undici punti dalla capolista dopo nove giornate. In un campionato da trentotto partite, con un quarto di stagione giocato, undici punti non sono un ritardo, sono un altro campionato. La Juventus non sta lottando per lo scudetto, e dal sesto posto senza Champions della stagione passata non ha corretto nulla.

Questa, a ben vedere, è una notizia peggiore di una classifica da zona retrocessione. Una squadra in crisi acuta può raccontarsi un crollo e immaginare una risalita. Una squadra a metà classifica che nove mesi fa era a metà classifica non ha un crollo da spiegare: ha un livello. Il sospetto, e il discorso vale per il club prima che per l’allenatore, è che quella sia semplicemente la Juventus di adesso. Lo avevamo scritto anche dopo l’ora di possesso inutile di Sassuolo, che a settembre sembrava un incidente e oggi somiglia a un modello.

Chi vuole il contesto di dove era partita questa stagione lo trova nella nostra guida alla Serie A 2026/27, dove la Juventus era data intorno a 6,00 per il titolo. Nove giornate dopo, quella quota racconta un’ambizione che non esiste più. Tutti gli altri aggiornamenti sul campionato restano nella sezione dedicata alla Serie A.

La domanda su Spalletti, posta per intero

La società ha deciso di proseguire con lui, e secondo le ricostruzioni successive alla partita con la Lazio quella fiducia viene descritta come a termine. Nessun provvedimento è stato annunciato e qui non se ne annunciano: questo non è un pezzo sull’esonero.

È un pezzo su una contraddizione, che Spalletti stesso ha messo in piazza. Dopo lo 0-3 con la Lazio ha parlato di una squadra inferiore all’avversario, incapace di controllare la partita e priva di idee su dove portarla, e ha aggiunto di non sapere più se i giocatori lo seguano ancora, come riportato da Football Italia. Sono parole pesantissime, soprattutto la seconda, e sono sue.

Un allenatore che dubita pubblicamente del proprio seguito nello spogliatoio ha già descritto il problema con più precisione di qualsiasi analisi tattica. Nove giorni dopo, a Marassi, la squadra ha preso due gol in ventotto minuti e non ha reagito. La risposta a quel dubbio, almeno per una sera, l’ha data il campo.

Resta la domanda vera, che non è se Spalletti sia un buon allenatore, perché lo è stato in modo clamoroso altrove. È se questa Juventus abbia ancora un progetto riconoscibile, oppure se stia solo cambiando il nome di chi firma la stessa media punti da tre anni. Perché se Motta a 1,79 era il problema e Spalletti a 1,81 è la soluzione, il problema non era Motta.

Domande frequenti

Quanti punti ha la Juventus dopo nove giornate?
Quattordici, con la terza sconfitta stagionale arrivata a Genova. In classifica è ottava, a undici punti dalla capolista Lazio.

Qual è la media punti di Spalletti alla Juventus?
In Serie A è di 1,81 punti a partita secondo i dati Sky aggiornati a prima delle ultime due giornate: 65 punti in 36 gare. Nella stagione in corso la media è di 1,56.

Spalletti rischia l’esonero?
Il club ha confermato la fiducia dopo lo 0-3 con la Lazio, ma le ricostruzioni la descrivono come una fiducia a tempo. Nessuna decisione diversa è stata comunicata e qualsiasi previsione, al momento, resta un’ipotesi.

Com’è finita Genoa-Juventus?
Il Genoa ha vinto 2-0 con i gol di Ehizibue al 12′, deviato da Cambiaso, e di Baldanzi al 28′. Nella ripresa la Juventus ha colpito una traversa con Koopmeiners su punizione.

Perché la Juventus va meglio in Europa League che in campionato?
È uno dei dati più indicativi della stagione. Il 15 ottobre i bianconeri hanno vinto a Vigo con un gol al 92′ restando a punteggio pieno nella fase campionato, mentre in Serie A hanno perso tre partite su nove. Una differenza di rendimento così marcata fra due competizioni suggerisce un problema di continuità e di gestione, non di qualità tecnica della rosa.

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